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L’ARTE DELLA RESISTENZA

“L’arte della resistenza” è un piccolo libriccino di una cinquantina di pagine che raccoglie alcuni discorsi tenuti da Milo Rau, “il regista più influente del continente”, come è stato definito dal Die Zeit.


Da un po' di tempo questo libro è diventato una specie di Bibbia per la nostra compagnia, Barbe à Papa Teatro, e lo sfogliamo ogni qual volta abbiamo bisogno di ritrovare una forza che sembra perduta. E di questi tempi l’abbiamo sfogliato, ahinoi, molto spesso.


Come già ampiamente predetto – e non era difficile immaginarlo – ci ritroviamo con i teatri nuovamente chiusi (ne parlavamo qui: Chi tornerà a lavorare?). Giusto? Sbagliato? Chi può dirlo. Una corretta analisi potrà essere fatta a posteriori, quando tutto questo sarà finito. Fatto sta che siamo nuovamente a casa a sforzarci di immaginare un futuro che non si lascia immaginare.


Oggi, però, possiamo e dobbiamo esprimere un giudizio sulle persone che si trovano a gestire questa situazione e che prendono decisioni che influenzano l’intero reparto culturale. Primo su tutti il Ministro Franceschini che in questi mesi è parso estraneo al comparto teatrale - sembra sconoscerlo - e che ha dimostrato la delicatezza di un elefante in una cristalleria nel comunicare le decisioni prese dal governo sulle chiusure. Perché le parole sono importanti, sì, e se sei Ministro della Cultura devi sapere come e quando usarle.


Ma il problema nasce da prima. Se questo virus ha un pregio, è quello di aver slatentizzato problemi talmente radicati nel tempo da averci fatto assuefare. E solo adesso ci si accorge che a tagliare fondi a scuola, sanità, assistenza sociale e cultura, poi ne paghi gravi conseguenze. D’altronde, da decenni, le campagne elettorali si basano su chi promette di abbassare di più le tasse, senza invece concentrarsi sulla costruzione di un sistema di welfare - di cui adesso abbiamo maledettamente bisogno - che possa contribuire a rendere la società migliore e solidale, e che ti renda responsabile rispetto alla collettività; una collettività in cui non si è solo pronti a ricevere ma anche a dare.


Laddove le istituzioni vengono meno, meccanismi di solidarietà e resistenza si attivano lo stesso tra altri tipi di collettività. Nel nostro piccolo questi meccanismi sono stati attivati all’interno della nostra compagnia (comunità composta da sei persone) e condivise con altre associazioni, piccole ma generose e dal cuore grande: Roberto e Marzia con l’associazione Spazio Marceau e Simona con l’associazione Trinart. Nei mesi estivi abbiamo fatto tanti incontri, abbiamo donato e abbiamo ricevuto tanto; abbiamo fatto teatro, e non c’è stato bisogno del pubblico (inteso come istituzione) per farlo. Teatro, per noi, è un concetto che va oltre la rappresentazione in sé; teatro è l’incontro che avviene con le persone. Un incontro che va anelato, e che quindi vuole uscire dal teatro (inteso come edificio) per far sì che avvenga.


E con i ragazzi e le ragazze di Partinico solidale (persone di tutte le età a dire il vero) questo incontro stava avvenendo – e avverrà, ne siamo certi. Ieri (7 novembre), la comunità di Partinico Solidale, ha ripulito l’ex centro anziani del paese di Partinico, per l’appunto. Un grande edificio abbandonato che pochi giorni fa è stato vandalizzato. Partinico Solidale aveva chiesto di poter utilizzare l’edificio in questione (per altro non ad uso esclusivo, in quanto contrari, per principio, all’affidamento unico), per fare attività da restituire alla comunità: la casa del mutuo soccorso, il doposcuola popolare, laboratori teatrali (di cui ci saremmo occupati noi Barbe à Papa Teatro) e altre attività. L’istituzione comunale tace, resta immobile, e non assegna nulla. Né a loro né a nessun’altro. L’istituzione lascia all’incuria e all’abbandono uno spazio che invece potrebbe essere prezioso per la comunità. Partinico Solidale ha pulito questo spazio, lo ha messo in sicurezza mettendo dei nuovi catenacci, e ha consegnato le chiavi ai legittimi proprietari, il comune di Partinico. Partinico Solidale continuerà a fare attività di solidarietà e di resistenza nei luoghi che ha al momento a disposizione: l’arena Lo Baido, un parco ribattezzato Arena Solidale, antistante il centro anziani, e una piccola stanza ricavata dalla sede di un partito politico del paese. Comincia a far freddo, e siamo nel pieno di una pandemia che non consente di stare al chiuso in uno spazio piccolo, eppure le persone, forse oggi ancor di più, avranno bisogno di sostegno, conforto, di un sorriso, o di un pianto liberatorio. Partinico Solidale e anche noi proveremo comunque a dare il nostro contributo, ma sarà molto più difficile. Le istituzioni hanno perso ancora una volta l’occasione per fare la propria parte. Compenseremo noi.


Ritorno alle parole del nostro amato Milo Rau, e le dedico a Partinico Solidale, a noi Barbe à Papa Teatro, e a tutti i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo, invitandoli/ci alla resistenza.


Ciò di cui abbiamo bisogno è un lavoro rivolto alle utopie reali del bene, un lavoro in tutto e per tutto di natura pratica, come recita la citazione di Erich Kastner secondo cui: “Non può esistere nulla di buono, se non lo si fa”. Dobbiamo chiederci che cosa vogliamo mantenere della società attuale e che cosa deve essere urgentemente cambiato, e poi dobbiamo iniziare a mettere in pratica le nostre decisioni.

UNA PUNTUALIZZAZIONE

Ci sono esempi di gestione sana della cosa pubblica. Noi ne abbiamo fatto esperienza con il Teatro Libero di Palermo, diretto da Luca Mazzone, che, in tempi di crisi, ha indetto un bando di coproduzione chiamato “Per un teatro necessario” e che ci ha consentito di realizzare la nostra seconda produzione, Mi ricordo, cofinanziando il nostro lavoro.


Quando i vertici vengono occupati dalle persone sbagliate, noi, che stiamo alla base, dobbiamo pretendere e ottenere un cambio di guida.

Ma questo tema, merita un articolo a sé.



Barbe à Papa Teatro

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