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FACCIAMO I CONTI CON LA COSCIENZA

27/06/2020 01:00

Claudio Zappalà

FACCIAMO I CONTI CON LA COSCIENZA

Oggi, a Roma, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo scenderanno in piazza per manifestare lo stato di totale abbandono in cui riversa il settore culturale.

Oggi, a Roma, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo scenderanno in piazza per manifestare lo stato di totale abbandono in cui riversa il settore della cultura in Italia, specie quello teatrale, di cui possiamo parlare con maggiore cognizione di causa.

 

Anche noi ci uniamo a questa manifestazione; fisicamente, con la nostra Chiara a rappresentarci a Roma, e attraverso questo comunicato. È importante mantenere alto lo stato d’allerta, perché il rischio di resa è dietro l’angolo.

 

Come in una strategia di logoramento, lo Stato ci sta togliendo risorse ed energie. La nostra categoria non ha ancora ricevuto il bonus Inps per i mesi di aprile e maggio. Per molti di noi, l’ultimo bonifico ricevuto risale alla metà di aprile. Sono fondi stanziati per l’emergenza e che, proprio per questo, dovevano arrivare in tempi rapidi, e invece, ancora oggi, contiamo le monete dalla tasca, chiediamo prestiti e accumuliamo mesi di affitto arretrato. Parliamo per altro di cifre che si limitano a fermare con un cerotto un’emorragia molto estesa.

 

Come già raccontavamo ad aprile, nell’articolo Perderemo una generazione di teatranti, quello che ci aspetta, è una crisi che andrà ben oltre i due mesi di lockdown e per la quale non si stanno adottando misure di contenimento adeguate. Anzi, non si sta adottando nessuna misura di contenimento. Il 15 giugno hanno riaperto i teatri e ci hanno detto ipocritamente: “andate, adesso potete lavorare”.

 

E così il Ministro Ponzio Pilato si è pulito mani e coscienza, abbandonando a noi stessi un intero comparto che da solo non può sostenersi. La cultura DEVE essere sostenuta dai governi, sennò si torna al Medioevo.

 

Oltre alle risorse economiche, quindi, lo Stato ci ruba anche le energie. La forza per ripartire la conserveranno in pochi, perché il futuro è nerissimo. Le compagnie si scioglieranno, i teatri non riapriranno, gli attori e le attrici cambieranno mestiere (e sarà da considerarsi una fortuna per chi riuscirà a trovare un altro lavoro).

 

È giusto chiarire a chi è estraneo a questo settore, che non esistono solo i grandi nomi e i grandi teatri, che muovono fatturati con molti zeri. Il teatro è formato da piccoli e medi teatri di quartiere che offrono un servizio alla comunità; da compagnie piccole e medie che fanno laboratori per ragazzi, spettacoli nelle scuole e che quindi contribuiscono all’educazione di questa Nazione; da gruppi di professionisti che fanno nascere teatri in paesini di provincia in cui il teatro istituzionale non si azzarda nemmeno ad avvicinarsi.

 

Tutto questo è fortemente a rischio se non si agisce subito e con decisione. Sarebbe bello sentire le voci del teatro istituzionale, dei direttori dei teatri nazionali e dei tric, che continueranno a percepire fondi dal ministero. Sarebbe bello sapere da loro, che sono chiamati a gestire fondi pubblici e la cura del territorio, e che sono il collegamento tra lavoratrici e lavoratori dello spettacolo e Ministero della Cultura, sarebbe bello sentire da loro come stanno reagendo alla crisi, se pensano che stanno facendo bene il loro lavoro, se si stanno prendendo veramente cura di spettatori, lavoratori e diffusione della cultura, o se stanno galleggiando sereni e sicuri del loro stipendio alla fine del mese. Questo non è giudizio ma un invito a fare i conti, ognuno di noi, con la propria coscienza.

 

Claudio Zappalà

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